Unanime

99 Elements in Terra Cotta

180 x 400 cm

Statement

EN

Identity is a shifting territory, traversed by multiple definitions and overlapping meanings. It is culture and belonging, but also a constellation of ideas and values, and ultimately an administrative construct imposed by the State. Within this complex stratification, identity manifests itself not only as an intimate dimension, but as an external form of collective recognitio, a symbolic garment through which the individual inscribes themselves within a community. Yet, when the categories of nation and culture are subjected to processes of reconfiguration and displacement, they may lose their original function, even to the point of being expelled. It is at that moment that one’s perception of self undergoes a radical transformation, becoming something entirely other. The figure of the “foreigner” thus emerges as a space of transition, a gap between places, a neutral territory suspended between roots and transformation. This liminal condition, situated between belonging and absence, lies at the core of Bagherzadeh’s visual research. In this series, ninety-nine sculptures traverse the wall like silent presences. Faceless, anonymous, and yet collective, they evoke the uniformity of intent typical of multitudes — whether military, demonstrators, or migrants. The ensemble thus becomes a metaphor for an existential and political limbo: a constant oscillation between concealment and revelation, between the need to be seen and the inevitable obligation to remain invisible, a condition intrinsic to the state of the foreigner.

IT

L’identità è un territorio mobile, attraversato da molteplici definizioni e sovrapposizioni. È cultura e appartenenza, ma anche insieme di idee, valori, e infine costrutto amministrativo imposto dallo Stato. In questa complessa stratificazione, l’identità si manifesta non solo come dimensione intima, ma come forma esteriore di riconoscimento collettivo: una veste simbolica attraverso cui l’individuo si inscrive in una comunità. Tuttavia, quando le categorie di nazione e cultura vengono sottoposte a un processo di riconfigurazione e dislocamento, esse possono perdere la loro funzione originaria, fino a essere espulse. È in quel momento che la percezione di sé si trasforma radicalmente, diventando altro da ciò che era. La figura dello “straniero” emerge così come spazio di transizione, uno scarto tra luoghi, un territorio neutro sospeso tra radici e trasformazione. Questa condizione liminale, che si situa tra l’appartenenza e l’assenza, costituisce uno dei nuclei centrali della ricerca visiva di Bagherzadeh. Nella serie, novantanove sculture attraversano la parete come presenze silenziose. Prive di volto, anonime e tuttavia collettive, esse evocano l’uniformità d’intenti tipica delle moltitudini, siano esse militari, manifestanti o migranti. L’insieme si fa così metafora di un limbo esistenziale e politico: un continuo oscillare tra il nascondersi e il rivelarsi, tra la necessità di essere visti e l’inevitabile obbligo di restare invisibili, propri della condizione dello straniero.