Echoes of Topography

Statement

EN

“Echoes of Topography” takes shape as a narrative fabric intertwining stories of migration, integration, and identity transformation, inviting viewers to engage in deep introspection on the concepts of belonging, citizenship, and socio-political reality. The installation presents itself as a living organism, constantly expanding through the welcoming of new lands and narratives. Elements drawn from the artist’s visual diary, spanning her decade-long stay in Italy, undergo an incessant layering process, giving rise to a vast non-linear narrative devised through a personal symbology that invites the audience to decipher the micro-stories and their place within a macro-organism of unfamiliar “territories.” The rawness of the represented message clashes with the candor of the white, translucent plaster, generating an aesthetic conflict of unsettling imaginative power. Traditionally employed for linear storytelling, the sculptural form of the bas-relief here takes on a fragmented identity, with each piece standing as an imagined continent—an emblem of the artist’s lived, contemporary diasporic existence through her physical and cultural journey from the Middle East to Europe. In this symbolic landscape—populated by faceless figures stripped of identity, surrounded by archetypal objects often depicted in flames or halved—the true protagonist of the work emerges as the fragility of human constructs.

IT

“Echoes of Topography” si configura come un tessuto narrativo che intreccia storie di migrazione, integrazione e trasformazione identitaria, invitando gli osservatori a una profonda introspezione sui concetti di appartenenza, cittadinanza e realtà socio-politica. L’installazione si propone come un organismo vivente, in continua espansione attraverso l’accoglienza di nuove terre e narrazioni. Gli elementi ripresi dal diario visivo dell’artista lungo l’arco della sua permanenza decennale in Italia subiscono una stratificazione incessante, dando vita ad un grande racconto non lineare, ideato tramite una simbologia personale che invita lo spettatore a decifrare le micro storie e il loro posto all’interno di un macro organismo di “territori” sconosciuti; la crudezza del messaggio rappresentato stride con il candore del gesso bianco e traslucido, generando un conflitto estetico dalla potenza immaginifica perturbante. Da sempre impiegato per una narrazione lineare, il tipo scultoreo del bassorilievo acquisisce invece un’identità frammentaria nell’opera, dove ogni pezzo si configura come continente immaginato, emblema dell’esistenza diasporica contemporanea e vissuta dell’artista in prima persona con il suo viaggio fisico e culturale dal Medioriente all’Europa. In questo paesaggio simbolico, costellato da figure private del volto e della propria identità, circondate da oggetti archetipici spesso raffigurati in fiamme o dimezzati, la vera protagonista dell’opera si rivela essere la labilità dei costrutti umani.